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Islanda report luglio agosto 2006

Islanda (Quarto reportage):

Mappa Islanda

Km. percorsi 8.655 dei quali circa 3000 di piste islandesi.
Scelta gomme:
KTM - Metzeler KarooT post e Karoo ant
HONDA - Metzeler Enduro 3 Sahara

8 agosto Versalir-Geysir: Km. 216

Si carica sotto la pioggia e si termina la F26 verso sud correndo sulle solite pietre, stavolta bagnate.

Fortunatamente il tempo si apre poco dopo, nei pressi del lago Porisvatn permettendoci di vedere spettacolari panorami.

Si procede verso Burfels tentando di raggiungere il paese attraverso la pista 26, parallela alla più comoda 32, per vedere il vulcano Hekla, uno dei 30 ancora attivi nell’isola purtroppo in quel momento invisibile causa nebbia improvvisa.

Si torna sulla 32 e si procede per Fludir in avviislandamento alla 35 del Kjiolur, pista che ci riporterà ancora nei deserti centrali.

Il tempo peggiora e decidiamo di fermarci a Geysir.

Visitiamo le imponenti cascate di Gullfoss poco distanti e l’area geotermica della zona piena di fumarole e geyser…e turisti.

Il pacchiano complesso turistico a lato della strada è in grado di farvi spendere tutti i soldi risparmiati e iniziamo a mal sopportare la presenza umana con tutto il suo vociare.

Il posto è comunque molto bello e vedere per la prima volta nella vita un geyser che sbuffa ci riempie d’entusiasmo.

Il Geysir e lo Strokkur (l’unico attivo), sono circondati da sorgenti più piccole non attive, molte delle quali colorate da tonalità psichedeliche per effetto delle alghe e dei depositi di minerali.

Da segnalare che Matteo armato di macchina fotografica rimane fermo in appostamento circa mezz’ora di fronte ad una di queste pozze convinto fosse un geyser.

Doveva essere piuttosto convincente visto che dietro a lui si era creato un capannello di turisti curiosi, armati e in attesa anche loro.

Quando finalmente viene avvertito dell’errore viene anche mandato in culo in almeno 5 lingue diverse!

Meglio dormire…

9 agosto Geysir-Hvammstangir: Km. 308

Si parte per affrontare la pista del Kjolur che ci riporterà di nuovo a nord dell’isola attraverso i deserti centrali.

Degli islandesi ci dicono che è molto più frequentata e sicuramente meno difficile dello Sprengisandur.

Dopo pochi km. si fa una deviazione per visitare il lago Hagavatn, proprio sotto il ghiacciaio Langjokull.

La breve pista è duretta, un saliscendi di pietroni e solchi con un facile guado a metà e termina nei pressi di un fiume.

Notiamo abbozzi di tracce e decidiamo di guadare..senza Sabrina che preferisce fermarsi li.

Matteo passa nel punto più stretto e profondo con Kappona sommersa e Claudio, zompando da isola a isola, passa pure lui.

Un piccolo fuoripista e si trova una mulattiera che ci porta su fin sotto al lago. Spettacolare!

Piccoli iceberg staccatisi dal ghiacciaio galleggiano nell’acqua e si tuffano in una cascata.

Visto il sole decidiamo di tornare a valle e infatti in circa 30 minuti il fiume si era ingrossato di parecchio, rifacciamo il guado finendo ancora più sotto ma passiamo senza particolari problemi anche stavolta.
Torniamo nella Kjolur verso nord, la pista è facile, pochi sassi e ben battuta. I panorami sui ghiacciai Langjokull e Hofsjokull sono spettacolari, sembra di toccarli.

A circa metà strada visitiamo Hveravellir, una bella zona geotermica con fumarole e vasche di acqua termale di ogni colore. L’età media dei turisti circa 70 anni…sembra di essere ad Abano Terme e Sabrina volendo imitarli riesce solo a bruciarsi i piedi!

La Kjolur è consigliabile per chi non ha molta esperienza di fuoristrada, non ci sono guadi, il fondo è battuto, non ci sono problemi di rifornimento e le zone che attraversa sono comunque bellissime.

Avviislandandoci alla costa attraverso le piste 732 e 727 si rivede anche la vegetazione, molti laghi, moltissime pecore e sopratutto cavalli.

Un breve tratto della 1 su asfalto e ci si ferma ad Hvammstangi, un piccolo paese di pescatori incastrato in un fiordo sulla costa.

Si passa la notte in splendida guesthouse con la canonica vasca termale e giardinetto stracolmo di nani……

10 agosto Hvammstangi-Brjanslaekur: Km. 361

Si parte con tempo incerto…molto incerto!

Infatti dopo circa due curve pioggia e vento che non ci molleranno fino a sera.

Prendiamo la pista 61 verso Holmavik correndo lungo costa, i paesaggi sono bellissimi con spiagge nere piene di colonie di uccelli e valli verdissime con pecore e mandrie di cavalli in ogni dove, peccato per il tempo…

Scolliniamo verso sud attraverso la 608 e percorriamo la costa lungo la 60 fermandoci a Brianslaekur, decisione forzata visto il tempo che non accenna a migliorare.

Lungo la strada incrociamo un camperista che aveva appena soccorso un povero automobilista finito fuori strada.

L’auto era cappottata su un fianco lungo la scogliera e bloccata per miracolo da un masso, a bordo di un precipizio di circa 200 metri.

11 agosto Brjanslaekur-Borgarnes: Km. 315

Il vento rimane fortissimo per tutta la notte, foriero di cattivi presagi.

Matteo non dorme e monta di guardia per controllare che le moto non cadano….viene trovato la mattina alle 7.00 ad armeggiare con mappe e gps mentre pianifica l’itinerario della giornata…mah!

Si punta veloci verso il faro di Bjargtangar, nella penisola di Latrabjarg, il punto più a ovest d’Europa, visto che alle 12.00 dobbiamo imbarcarci in un traghettino che ci porterà nella penisola di Snaefellsnes.

Tira ancora un vento fortissimo accompagnato da nebbia a banchi fittissima.

La pista 62 continua nella 612, tra fiordi, spiagge di sabbia rosa e massicci rocciosi minacciosi sopra i nostri caschi con continui cartelli di pericolo caduta massi!

Si arriva dopo circa 80 km alla punta estrema, le scogliere sono imponenti e offrono riparo a stormi di uccelli marini di vario tipo (puffin, gabbiani, urie, gazze marine, cormorani), variano in altezza dai 40 ai 400 metri e si estendono per circa 12 km lungo la punta più occidentale della penisola.

E’ tempo di tornare, l’ora dell’imbarco si avviislanda e visto che il tempo migliora corriamo come se fossimo in ritardo ad un CO.

Nel tragitto però si trova il tempo per fare qualche “giretto” in spiaggia..

Dopo una breve traversata di circa 2 ore sbarchiamo a Stykkisholmur e ovviamente invece di prendere la strada asfaltata optiamo per una più lunga pista sterrata.

Prendiamo la pista 54 verso est e poi la 55 e ancora la 54 verso sud per raggiungere Borgarnes.

Scelta azzeccata le zone attraversate, sembrano terremotate vista la continua presenza di lunghe faglie.

Il paese, purtroppo è un centro di servizi strategico e cede molto del suo fascino a scapito di una piccola zona industriale in forte espansione.

12 agosto Borgarnes-Reykjavik: Km. 226

Si parte ad orario tranquillo visto che è prevista una tappa rilassante; una pistina bordo lago tutta panorami e famiglie felici e giro attorno al monte Hiodufell, tanto per fare qualcosa visto il chilometraggio ridicolo.

Successivamente visita a Pingvellir, luogo dove fu fondato il primo parlamento islandese, per poi arrivare nel tardo pomeriggio a Reykjavik pregustando cena e il classico night da vacanza…..

Tutto inizia come previsto, prendiamo una pista a sud del lago Skorradalsvatn quando troviamo il cartello “4x4 only” peraltro già visto moltissime volte.

Dopo 10 metri l’inferno! Pozze di fango continue, solchi paurosi con le valigie della Kappona che quasi toccano per terra, pietroni più grossi del solito che attaccano il paracoppa del Transalp, mulattiere che strappano a dovere, bei fiorellini e cavalli felici….il tutto ben mixato!

Matteo escalma “…il buongiorno si vede dal mattino!”, mai proverbio fu più azzeccato, la strada peggiora ancora e a volte tocca pure inventarsela visto che sparisce.

Usciti dopo un paio d’ore da questo laghetto, prendiamo la F338 verso lo Hjodufell.

Iniziano paesaggi vulcanici molto simili in alcuni tratti alla zona dell’Askjia, si procede bene e ci concediamo alcuni tratti di fuoripista sabbioso…sempre attenti a non disturbare il popolo del sottosuolo (visto l’inizio giornata non si sa mai).

Il fondo peggiora repentinamente e la pista principale non si vede più, se ne aprono moltissime in diverse direzioni o spariscono del tutto e ci inventiamo anche in questo caso il percorso, correndo sopra un’unica colata lavica interrotta da lingue di sabbia finissima.

Si naviga ormai a vista tenendo come riferimento il famoso monte, la direzione segnata sulla mappa e le tracce gps…peccato che di monti in zona ce ne fossero 3 e tutti più o meno della stessa altezza.

Usciamo da questo dedalo attraversando una lunga mulattiera che, dopo aver scollinato, ci spara giù in una piana di sabbia nera a perdita d’occhio.

Anche qui non ci sono segni di passaggio di mezzi e si naviga a bussola.

Intravediamo una mulattiera in uscita che ci porta fino in Paradiso per poi condurci di nuovo all’Inferno con pendenze terribili sassi e solchi degni di un italiano motorally.

Sabrina accusa i primi segni di tendinite ai polsi ma tiene duro e arriviamo alla fine.

Franiamo, non sappiamo come, nel parcheggio di un campo da golf sotto gli occhi attoniti dei giocatori…

Dopo un po’ di riposo, attraverso la 365 arriviamo a Pingvellir.

Il luogo piuttosto turistico è famoso per essere stato la sede, nel 930 d.C., del primo parlamento islandese, chiamato Alping e anche per essere situato esattamente sul rift (fossa tettonica) tra la zolla nordamericana e quella euroasiatica.

Le due zolle si stanno allontanando tra loro di circa 2cm. l’anno e di conseguenza la piana è percorsa da una serie di spettacolari spaccature, fra le quali il grande rift dell’Almannagjà.

Arriviamo per la sera nella capitale e ci fiondiamo a mangiare al Sea Baron, una bettola infame con foche, capre e anguille impagliate appese alle pareti, che il Ducaconte Ubaldo ci aveva consigliato in precedenza (il messaggio citava….”poca spesa ottima resa”).

Zuppa di code di aragosta (1 forse in un mare di sedani) e spiedini di balena praticamente crudi il tutto bagnato da birra analcolica!!!

Ancora affamati raggiungiamo la guest house e per fortuna, e sottolineo per fortuna, arriva la pioggia e decidiamo di non fare serata.

Girano strani personaggi in questa città, strani cartelloni lungo le strade insomma un clima poco rassicurante…..Dopo poco scopriamo che oggi, sabato 12 agosto 2006, a Reykjavik si stava festeggiando il Gay Pride!

Andiamo a dormire a chiappe strette tenendo un occhio sempre aperto.

13 agosto Reykjavik-Vik : Km. 298

La mattina si fa una rapida colazione assieme a gay di diverse nazioni, piccolo tour della capitale e si scappa verso la Blue Lagoon.

E’ una zona termale artificiale che deve la sua esistenza alla viislanda centrale elettrica geotermica di Svartsengi.

Circuito “cassa-spogliatoi-docce-laguna” tipo Labirinto del Minotauro con braccialetto da all-inclusive che apre armadietti e carica i conti dei bar; ripensiamo con nostalgia alle pozze naturali di Hveravellir.

Si gironzola rischiando il collasso ed evitando sapientemente i molti reduci del Gay Pride, in incognito, senza piume in testa o lingerie di pelle e riconoscibili solo dal mascara attorno agli occhi e dai costumini succinti coi colori della pace.

Ci muoviamo verso Vik lungo le piste 427 e 42 ghiaiose e molto viscide.

Soccorriamo una coppia di giapponesi piantati con l’auto a bordo strada dopo un bel 360°, molto difficile interpretare la dinamica, forse il pilota voleva impressionare la sua geisha con un numero alla Mc Rae.

Dopo poco purtroppo tutto asfalto lungo la 1 con paesaggi simili alla Padova-Bologna, e come in ogni viaggio che si rispetti Matteo viene fermato dalle volante di turno per eccesso di velocità.

Non si sa che ha detto col suo inglese stentato ma sta di fatto che i poliziotti mossi a compassione lo graziano.

Si arriva finalmente a Vik e chi si trova? Il solito Ramenotti con compare Alberto che come sentono il rumore delle moto spuntano da un campeggio a darci il benvenuto.

Sperando ne possiate trovarne una utilità adeguata su questa fantastica avventura, colgo l' occasione per salutarvi ; Matteo De Toni.

Per discussioni relative a questo argomento, consultate l' apposito Topic, presente nel FORUM DI TENERSIDE.

data: 11-09-2006; Vazzoler Massimo

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