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Oggi; 5. febbraio, 2012- Domenica
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Più la si conosce e più è difficile raccontarla l’Africa e non solo perché tutto si è già detto di questo continente. L’emozione che ti coglie nell’avvicinarsi a questo mondo è già stata giustamente definita “shock culturale”.
La verità è ben diversa da quelle immagini da cartolina a cui siamo abituati, essere immersi in quei luoghi significa essere catapultati in un passato difficile da definire quanto remoto.
Report di viaggio:
Quattro Tenersiders - Luisa, Marmo, Massi e Ale Mezzamanetta – si sono autonomamente aggregati ad un gruppo di appassionati monzesi che dell’Africa, da anni, ne hanno fatto la meta preferita dei loro viaggi off .
I sedici componenti del gruppo con sei moto, due Range Rover e l’Unimog e il Toyota dell’organizzazione si sono mossi tra le falesie di Bandiagara e il delta del Niger.
Arrivati a Mopti si recuperano le moto. Quella di Massi non parte, si pensa alla batteria scarica. In realtà , dopo un sofferto arrivo al completamento del viaggio, si è scoperto trattarsi del blocchetto dell’accensione usurato.
Il trasferimento al punto di incontro con il gruppo proveniente dal tour in Burkina Faso ( Mezzamanetta compreso) si effettua tra lo scenario di imponenti conformazioni rocciose.
La temperatura sfiora i 36° e il nastro di asfalto è bollente; e’ la prima occasione per testare le mousse montate sulle pesanti Adventure. L’incubo del ventilato desciappamento ( vedi forum: Tecnica – Mousse per l’ADV ) svanisce presto.
I percorsi apparentemente facili e dal fondo a tratti sabbioso mietono la prima ( e unica ) vittima proprio all’inizio del primo tratto fatto in comune.
Una pietra resa invisibile dalla polvere mette fuori gioco Marmo che riporta un forte trauma cranico e una gamba fratturata; la moto è inutilizzabile.
Dopo due giorni Marmo viene restituito debitamente ingessato e dotato di stampelle in legno fatte su misura che gli permettono di continuare stoicamente il viaggio a bordo di un Toyota.
Nel frattempo il gruppo si era spostato all’interno delle sabbie del sahel alla ricerca degli elefanti avvistati nelle vicinanze di un villaggio .
L’inesistenza di alloggi ha reso d’obbligo l’allestimento dei campi che solo in queste situazioni trovano la vera ragione d’essere.
Dopo le prime due notti in tenda le altre sono trascorse sotto le stelle. La sosta al villaggio Dogon di Werè avvicina ad un popolo e ad una cultura antica di secoli.
Il villaggio è fatto di case di fango e paglia e si sviluppa verso l’alto della montagna con i caratteristici silos dai tetti di paglia e le coltivazioni di cipolle.
Alloggiati all’aperto sulle coperture piane delle abitazioni ci si addormenta sotto un cielo di stelle cadenti.
Alle quattro del mattino i galli cantano e svegliano i somari, c’è chi intona cantilene e chi pesta nel mortaio: non si dorme più!
Nonostante questi disagi la strana notte così trascorsa rimane certamente il ricordo più vivo del viaggio intero. L’ultima tappa prevede la visita a Djenne, città sul delta del Niger, con l’importante cattedrale.
Si percorrono alcuni chilometri di “autostrada”, dove al suo inizio si paga un biglietto ad un incaricato che ti si avvicina.
Si sale sul traghetto che porta sull’altra sponda del delta, sono sole poche decine di metri ma tanto bastano per rendere l’avvicinamento ancora più interessante.
Si entra con i mezzi tra le strette vie della città, il rumore è accentuato dai muri di fango che fanno da cassa armonica. Djenne è senz’altro affascinante ma, forse, solo con una seconda visita si potrebbe imparare ad apprezzarla come meriterebbe.
I luoghi e l’atmosfera sono quelli di un tempo perduto, avvolti da una calura soffocante che contribuisce a rendere ancora più acre l’olezzo che si diffonde tra le vie. Da Djenne a Mopti dove si visita il coloratissimo porto sul Niger e i villaggi dei pescatori Bozo.
Il ritorno a Bamako di 600 km è effettuato a bordo di un pulmino senza aria condizionata, la radio diffonde ininterrottamente la musica locale e , a tratti, anche italiana. Fuori scorre il paesaggio ormai consueto.
Le strade di sabbia rossa scivolano come lingue tra le acacie senza foglie; tutti sono appagati, il desiderio di tornare a percorrerle è rimandato al prossimo appuntamento. Fiorenzo precede con l’Unimog e le moto al traino.
Mezzamanetta proseguirà anche lui al volante di una Range, attraversando la Mauritania e il Marocco e diventando così , per merito acquisito sul campo, tra i più navigati dei Tenersiders africani.
Con ancora negli occhi quei paesaggi è tutto…….
Per discussioni relative a questo argomento, consultate l' apposito Topic, presente nel FORUM DI TENERSIDE.
Sperando che abbiate potuto trovarne una utilità adeguata, colgo l' occasione di salutarvi e che la nostra esperienza vi possa servire per prossime avventure.
Massi
data: 05-06-2009; Vazzoler Massimo