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Tenerside Marocc Experience 2007

Avventura in Marocco dal 26 Dicembre 2007 al 07 gennaio 2008

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Tenerside Marocc Experience 2007

Diario di una vacanza straordinaria
Quando i giorni trascorsi dal ritorno cominciano a essere tanti diventa difficile descrivere nel dettaglio i paesaggi e i fatti accaduti rispettandone l’esatta cronologia e allora i ricordi si focalizzano su ciò che è impossibile dimenticare: le emozioni vissute e condivise con i compagni d’avventura. Durante questo viaggio l’ armonia tra i componenti della spedizione è nata e cresciuta così rapidamente che è difficile pensare che sia stato solo frutto del caso. E’certo però che, in simili situazioni, il successo è dettato dal comune pensiero che le ragioni del gruppo prevalgono sulle singole necessità e che eventuali disagi e imprevisti vanno affrontati con la dovuta consapevolezza.

Il viaggio

Il viaggio ci ha portati in luoghi remoti di questo Paese, lontani dalla inarrestabile, fastidiosa e irrispettosa occidentalizzazione della costa; siamo stati in luoghi deserti o, dove abitati, con usi e costumi ancora antichi.
La modernità solo si intravede nei villaggi con le case colore della terra, tra i carretti tirati dagli asini e tra i cappucci e i turbanti degli uomini rigorosamente baffuti ( o barbuti ) che indugiano nei caffè.
Il primo trasferimento ci ha permesso di assaggiare le piste ghiaiose e pietrose della Dakar, veloci e infide allo stesso tempo. Facile incappare nelle forature o ritrovarsi a ruote in aria se non si adottasse sempre e comunque la prudenza e la conoscenza dei propri limiti.
Il gruppo guidato da Giacomo Ferri ha incominciato a viaggiare all’unisono, prima lentamente, poi allegramente e infine velocemente, senza protagonismi ne esibizionismi. Correndo lungo il confine algerino si sono percorse piste con lunghi tratti da 130 km/h : il gruppo ha risposto bene dimostrando una sorprendente uniformità nelle capacità di guida.
L’arrivo della prima tappa è stato posticipato dalla foratura in cui Marmo è incappato e, durante il trasferimento su asfalto, dai numerosi ed estenuanti posti di blocco della Polizia Marocchina. Il freddo intenso che ha caratterizzato questa trasferta, e non solo questa, si è fatto sentire fastidiosamente al calare della notte. L’arrivo a Bou Arfa è stato accolto come una liberazione con il miraggio di un letto e di una doccia calda. Delusione ! Camere gelide e letti umidi !

Il secondo giorno si ripete con l’alternarsi di piste e di asfalto. Si attraversano ampie distese costellate di alti ciuffi d’erba dove la pista è segnata solo sulla carta. Si avanza in ordine sparso, come leoni nella savana in fiuto di preda, ognuno sceglie la propria traiettoria zigzagando tra le sterpaglie. E’ la libertà assoluta.
Quando la polvere si alza e non c’è vento che la disperda si viaggia invece distanziati di 150, 200 metri; il controluce riduce sensibilmente la visibilità trasformando il sole e la polvere in una fitta cortina nebbiosa e diventa vitale vedere dove mettere la ruota.
L’arrivo a Merzouga è confortante. Allo Chevalier Solitarie, una casa d’ospitalità più che un albergo, ci aspetta l’aperitivo con succo di arancia e tè, dolci alla pasta di mandorle della maison, stanze ampie e riscaldate, una cena abbondante. Merzouga è la città che segna il confine tra la civiltà e il deserto.
La tradizionale porta di ingresso incornicia le grandi dune dell’Erg Chebby che incombono sulle basse case di fango e paglia; oltre le dune ancora dune e poi paesaggi disabitati.
La notte ci svela il cielo africano, così luminoso e diverso da quello a cui siamo abituati, La curvatura della volta celeste e la Via Lattea sono lì, visibilissime. La mattina l’eccitazione tra i componenti del gruppo è palpabile: e’ l’ultimo giorno del 2007 ed è finalmente giunto il momento di affrontare la sabbia e dissipare i timori ad essa legati.
Dopo alcune raccomandazioni di Ferri - “ La duna si affronta in tre tempi 1) si scala decisi 2) ci si ferma sulla cima 3) si scende dando gas per non fare affondare la ruota anteriore “ (detto così sembra facile) - si incomincia a guidare impacciati , su dune di lieve entità, con le ruote che non trovano una traiettoria. L’inesperienza e la tensione fanno cadere più volte, nessuno si salva, solo Max vola (non era per lui la prima volta!).
Ci si rialza, c’è chi si demoralizza…. “Ma sarà tutto così?” E poi si riprova, si incomincia a galleggiare, si acquisisce sicurezza anche se braccia e polsi non sono ancora sciolti. Le bicilindriche ora viaggiano, i mono corrono, Genfry stacca le ruote da terra. E’ giunto il momento di lasciare il “parco giochi” e di inoltrarci nell’aspro paesaggio marocchino.
Si corre su pietraie luccicanti che controsole sembrano ancora più scure del nero assoluto. Solo poche ore dopo avere testato la sabbia ci si ritrova sulla cima dell’ISK, il Corno, una solitaria montagna di sabbia e rocce piantata nel bel mezzo del deserto. “Possibile? Noi qui?” E’ l’euforia generale!
Da lassù il panorama è fantastico, non si vede anima viva né insediamento umano a perdita d’occhio. La Land che, infondendo sicurezza, ci segue sempre a distanza appare come un puntino perso nel nulla. Si affronta quindi la discesa, la pendenza è sensibile ( 54° pari a 28% ) ; “ Caspita , era più facile salire”. La moto va portata con leggerezza, le ruote anteriori non devono affondare, “ E’ d’obbligo tenere aperto” ci dice Ferri. Le rocce sono ovunque e più cerchi di evitarle e più si avvicinano pericolosamente, attirano e risucchiano come buchi neri …. come solo Roccia è riuscito a sperimentare.

Il turismo è, e lo sarà ancora di più , la sola risorsa di questi luoghi così desolati e affascinanti. ( Si consideri che l’annullamento della Parigi Dakar ha portato alla Mauritania un ammanco pari al 15/20 % del PIL ndr) Nei punti più dimenticati può allora capitare di scorgere una costruzione perfettamente integrata con l’ambiente, a lato sorgono le tende con i tappeti stesi sulla sabbia. Sullo stile degli accampamenti berberi si offrono ai turisti alloggio e pasti caldi.
Ma come faranno a dormire di notte, i beduini, con il freddo insopportabile del deserto ? Qualcuno racconta che, a fuoco quasi estinto, le braci vengono distribuite a terra e coperte con uno strato di sabbia, quindi vengono srotolati stuoie e tappeti sui quali dormire tiepidi, almeno per poche ore. Si torna all’alloggio. E’ stata una giornata memorabile.
E’ arrivata la notte di Capodanno, Rosanna ha lavorato tutto il giorno con Latifa e le ragazze dello Chevalier per preparare il cenone. Siamo felici e sereni intorno al tavolo.
Ci aspetta quindi il tradizionale falò, qui fatto di cartoni e legna recuperata, che velocemente si estingue; gli alberi da quelle parti sono troppo preziosi per essere utilizzati come legna da ardere.

Il giorno seguente si parte per una nuova piccola conquista. Si sale sulla grande duna di Merzouga, 300 metri di dislivello tutti di un fiato.
Guardarla dal basso verso l’alto fa impressione. Socchiudendo gli occhi e con un filo di luce tra le palpebre pare di essere su una pista da sci. Venezia parte come un siluro a testa bassa, i muscoli sono tesi e le narici allargate, un boato straccia il silenzio delle dune, bielle e pistoni sembrano impazzite, la traiettoria è sicura.
E’ davvero arrivato in cima…. ma sulla vetta sbagliata! Uno alla volta si raggiunge la vetta prefissata; arriva finalmente anche Ale non appena si convince ad aprire e a mettere a repentaglio la salute del motore. Da questo momento Ale sarà “Mezzamanetta” per il popolo Tenerside. Essere là sopra è incredibile ed elettrizzante. E dire che la mattina prima non sapevamo neppure come fosse una duna dal vero. Non si vorrebbe scendere più. Foto di rito e a malincuore si torna in basso.
Si affrontano nuove piste in valli pietrose e scure che portano con la fantasia sulla luna. Le pietre color caffè nero sembrano taglienti, al tatto appaiono invece vellutate, così lavorate dall’azione combinata del vento e della sabbia.
Ci si alterna alla guida del gruppo, navigando con GPS. Risultato: Genfry si porta con sé Marmo e Venezia e del gruppo di testa si perde la traccia per un’ora buona. Ci si ritrova ad uno dei siti archeologici di cui il Marocco è ricco, arriva anche la Land Rover con il dottore e Luisa e insieme si ritorna all’albergo. Al nostro passaggio i bambini salutano e corrono verso di noi, a piedi, qualcuno con la bicicletta.
Si distribuiscono chewingum e matite colorate. La sera Massi accusa un malessere dovuto ad un colpo di freddo. E’ sottoposto a cure berbere a base di prodotti naturali e si sorbisce una bevanda di caffè e, sembra, limone.
Alle attenzioni della Matrona Berbera non sfugge nessuno: il mal di schiena di Venezia sarà curato con massaggi effettuati con un tampone di sale rovente. Marmo e Luisa, per contenere un principio di influenza, avranno invece capo e collo cosparsi di sale e olio e verrà loro offerta una tisana di caffè e , sembra, cipolla.
I giorni passati tra le dune dell’Erg Chebby rimangono certamente tra i più emozionanti di tutto il viaggio. Alla mattina della partenza scorrono fiumi di lacrime, le donne marocchine svelano così la loro natura passionale, sono bastati pochi giorni per affezionarsi a Rosanna …e a tutto il gruppo. Che ci sia anche qualcosa d’ altro? Si ricambia alla partenza con i clacson e dando gas.
Piste e asfalto si ripetono sulla via del ritorno. All’inizio della tappa Giacomo è intento a consultare il road book e non si avvede di un cumulo di terra che ostruisce il percorso. Atterra pesantemente di testa e con il braccio, attimi di tensione e poi il sollievo: c’è sensibilità su tutti gli arti.
Impossibile continuare su terra in quelle condizioni, si tornerà su asfalto. La sera Massi ha quasi 40 di febbre, il giorno dopo viaggerà in Land Rover. La tappa di ritorno a Nador si effettua in una giornata priva di sole.
La strada è lunga e segnata da lunghi e monotoni rettilinei, l’aria è molto fredda e si sente sulle mani, sullo stomaco, filtra nel casco e buca e taglia come un bisturi dove decide di battere. Fermarsi e bere tè bollente è d’obbligo.
Sono ormai stati indossati tutti i capi di abbigliamento disponibili, le moto in processione portano ora voluminosi fardelli colorati. Una sosta in riva al mare per il pranzo a base di pesce e poi l’arrivo con il buio a Nador. Si salpa. Il ristorante del traghetto magrebino non offre nulla di appetibile.
Non importa. Si dorme al caldo e c’è acqua bollente per la doccia. La mattina all’alba la sirena avvisa che si sta entrando nel porto di Almeria. Si caricano le moto, ci salutiamo. Non vediamo l’ora di incontrarci virtualmente su Tenerside per raccontarci e raccontare di noi, per dire quando ci siamo divertiti e quanto siamo stati bene insieme …. e per programmare la nuova avventura, ancora insieme.

Genfry, Marmo, Massi, Max, Mezzamanetta, Roccia,Venezia, Giacomo, Luisa e Rosanna.

Come si impara a guidare sulla sabbia con i bicilindrici

Il concetto di base è di dare leggerezza all’avantreno e trazione continua alla ruota posteriore.
La partenza è meglio effettuarla in piano, meglio in leggera discesa, se si è rivolti a monte la pendenza deve essere minima. Si modula con la frizione e il gas senza accelerare violentemente per evitare insabbiature. Una volta partiti il peso è portato indietro, gli stivali puntano sulle pedane, il freno è dimenticato e non serve più; l’efficace funzione frenante della sabbia è sufficiente per fermare in un breve spazio la moto lanciata a qualsiasi velocità come fa l’acqua con un motoscafo. Acquisita la stabilità la moto sembra correre su un binario. Le curve si affrontano con dolcezza e con ampio raggio di sterzata. Si tiene la marcia , la seconda o la terza, e si usa il motore come se fosse un monomarcia. Per chi vuole azzardare una marcia superiore inserendo la terza e la quarta deve essere consapevole delle proprie capacità perchè la velocità comincia a essere alta (non dimentichiamo che stiamo viaggiando sulla sabbia). Meglio non fermarsi mai, si adocchia e si studia il percorso strada facendo. Se ci sono dubbi ci si ferma allora in un luogo dove hai la certezza di potere ripartire facilmente. La duna si affronta in tre tempi: si scala, si rallenta sulla cima , si accelera nella discesa per non fare affondare la ruota anteriore. Se questo può essere valido per le dune più basse diventa di difficile attuazione in quelle più alte dove il motore ti deve spingere velocemente in alto e non sai mai cosa ti aspetta dietro la cima. Il problema è imparare quando chiudere il gas per fermarsi esattamente a cavallo della cresta; è sufficiente mollare un attimo prima e non si sale più e non rimane che tornare indietro. Per girare la moto verso il basso è necessario prima buttarla a terra di lato, con un aiuto la si fa ruotare poi su se stessa facendo perno all’incirca sulle pedane. Si rialza la moto e si parte in discesa. Se invece manca molto poco alla cima (meno di un metro ) si può proseguire a spinta; è necessario però essere in tre. Mentre due spingono il terzo, in ginocchio di fronte alla moto, fa girare la ruota anteriore facendo leva sui raggi.
In piano quando la moto si insabbia la si butta per terra e si riempie il buco lasciato dalla ruota posteriore spingendo la sabbia con gli stivali . Si rialza la moto , meglio non da soli, ed eventualmente si ripete l’operazione fino a portare la gomma al livello desiderato.

Per discussioni relative a questo argomento, consultate l' apposito Topic, presente nel FORUM DI TENERSIDE.

Inoltre è possibile visionare la galleria fotografica a questa pagina: TENERSIDE MAROC EXPERIENCE 2007

Se volete scaricare direttamente la presentazione in Powerpoit di questo viaggio in un unico file zippato attenzione sono circa 88MB. : TENERSIDE MAROC EXPERIENCE 2007

data: 03-02-2008; Massimo Semola

Un ringraziamento particolare va a:

Logo Chevalier Solitaire [ Link interno]

Hotel "Le Chevalier Solitaire"

Un particolare ringraziamento và all' Albergo "Le Chevalier solitaire" per l' ospitalità e la disponibilità accordataci; facendoci sentire come a casa, per la sua cucina e per la cordialità del personale.
Super raccomandato per la qualità del servizio, l' igiene e sopratutto perchè è vicino a Merzouga a pochi centinaia di metri dalle dune.

1 I partecipanti

2 Da poco partiti ed è subito pista

3 I rifornimenti hanno sempre del pittoresco

4 “Scuola guida” sulle dune di Merzouga

5 Navigando tra polvere e sterpaglie

6 A cavallo delle dune dell’ Erg Chebby

7 Sulla cima dell’ ISK

8 Il panorama dalla cima dell’ ISK

9 Alla conquista della grande duna

10 Sulla vetta della duna di Merzouga

11 Equilibrismi fuori programma

12 Attraversando un paesaggio di rocce

13 Inoltrandosi nel deserto di sabbia a gruppi di due

14 Sosta al villaggio berbero