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Oggi; 30. luglio, 2010- Venerdi
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Diario di una vacanza straordinaria
Quando i giorni trascorsi dal ritorno cominciano a essere tanti diventa
difficile descrivere nel dettaglio i paesaggi e i fatti accaduti rispettandone
l’esatta cronologia e allora i ricordi si focalizzano su ciò
che è impossibile dimenticare: le emozioni vissute e condivise con
i compagni d’avventura. Durante questo viaggio l’ armonia tra
i componenti della spedizione è nata e cresciuta così rapidamente
che è difficile pensare che sia stato solo frutto del caso. E’certo
però che, in simili situazioni, il successo è dettato dal
comune pensiero che le ragioni del gruppo prevalgono sulle singole necessità
e che eventuali disagi e imprevisti vanno affrontati con la dovuta consapevolezza.
Il viaggio ci ha portati in luoghi remoti di questo Paese, lontani dalla
inarrestabile, fastidiosa e irrispettosa occidentalizzazione della costa;
siamo stati in luoghi deserti o, dove abitati, con usi e costumi ancora
antichi.
La modernità solo si intravede nei villaggi con le case colore della
terra, tra i carretti tirati dagli asini e tra i cappucci e i turbanti degli
uomini rigorosamente baffuti ( o barbuti ) che indugiano nei caffè.
Il primo trasferimento ci ha permesso di assaggiare le piste ghiaiose e
pietrose della Dakar, veloci e infide allo stesso tempo. Facile incappare
nelle forature o ritrovarsi a ruote in aria se non si adottasse sempre e
comunque la prudenza e la conoscenza dei propri limiti.
Il gruppo guidato da Giacomo Ferri ha incominciato a viaggiare all’unisono,
prima lentamente, poi allegramente e infine velocemente, senza protagonismi
ne esibizionismi. Correndo lungo il confine algerino si sono percorse piste
con lunghi tratti da 130 km/h : il gruppo ha risposto bene dimostrando una
sorprendente uniformità nelle capacità di guida.
L’arrivo della prima tappa è stato posticipato dalla foratura
in cui Marmo è incappato e, durante il trasferimento su asfalto,
dai numerosi ed estenuanti posti di blocco della Polizia Marocchina. Il
freddo intenso che ha caratterizzato questa trasferta, e non solo questa,
si è fatto sentire fastidiosamente al calare della notte. L’arrivo
a Bou Arfa è stato accolto come una liberazione con il miraggio di
un letto e di una doccia calda. Delusione ! Camere gelide e letti umidi
!
Il secondo giorno si ripete con l’alternarsi di piste e di asfalto.
Si attraversano ampie distese costellate di alti ciuffi d’erba dove
la pista è segnata solo sulla carta. Si avanza in ordine sparso,
come leoni nella savana in fiuto di preda, ognuno sceglie la propria traiettoria
zigzagando tra le sterpaglie. E’ la libertà assoluta.
Quando la polvere si alza e non c’è vento che la disperda si
viaggia invece distanziati di 150, 200 metri; il controluce riduce sensibilmente
la visibilità trasformando il sole e la polvere in una fitta cortina
nebbiosa e diventa vitale vedere dove mettere la ruota.
L’arrivo a Merzouga è confortante. Allo Chevalier Solitarie,
una casa d’ospitalità più che un albergo, ci aspetta
l’aperitivo con succo di arancia e tè, dolci alla pasta di
mandorle della maison, stanze ampie e riscaldate, una cena abbondante. Merzouga
è la città che segna il confine tra la civiltà e il
deserto.
La tradizionale porta di ingresso incornicia le grandi dune dell’Erg
Chebby che incombono sulle basse case di fango e paglia; oltre le dune ancora
dune e poi paesaggi disabitati.
La notte ci svela il cielo africano, così luminoso e diverso da quello
a cui siamo abituati, La curvatura della volta celeste e la Via Lattea sono
lì, visibilissime. La mattina l’eccitazione tra i componenti
del gruppo è palpabile: e’ l’ultimo giorno del 2007 ed
è finalmente giunto il momento di affrontare la sabbia e dissipare
i timori ad essa legati.
Dopo alcune raccomandazioni di Ferri - “
La duna si affronta in tre tempi 1) si scala decisi 2) ci si ferma sulla
cima 3) si scende dando gas per non fare affondare la ruota anteriore “
(detto così sembra facile) - si incomincia a guidare impacciati ,
su dune di lieve entità, con le ruote che non trovano una traiettoria.
L’inesperienza e la tensione fanno cadere più volte, nessuno
si salva, solo Max vola (non era per lui la prima volta!).
Ci si rialza,
c’è chi si demoralizza…. “Ma sarà tutto
così?” E poi si riprova, si incomincia a galleggiare, si acquisisce
sicurezza anche se braccia e polsi non sono ancora sciolti. Le bicilindriche
ora viaggiano, i mono corrono, Genfry stacca le ruote da terra. E’
giunto il momento di lasciare il “parco giochi” e di inoltrarci
nell’aspro paesaggio marocchino.
Si corre su pietraie luccicanti che
controsole sembrano ancora più scure del nero assoluto. Solo poche
ore dopo avere testato la sabbia ci si ritrova sulla cima dell’ISK,
il Corno, una solitaria montagna di sabbia e rocce piantata nel bel mezzo
del deserto. “Possibile? Noi qui?” E’ l’euforia
generale!
Da lassù il panorama è fantastico, non si vede anima
viva né insediamento umano a perdita d’occhio. La Land che,
infondendo sicurezza, ci segue sempre a distanza appare come un puntino
perso nel nulla. Si affronta quindi la discesa, la pendenza è sensibile
( 54° pari a 28% ) ; “ Caspita , era più facile salire”.
La moto va portata con leggerezza, le ruote anteriori non devono affondare,
“ E’ d’obbligo tenere aperto” ci dice Ferri. Le
rocce sono ovunque e più cerchi di evitarle e più si avvicinano
pericolosamente, attirano e risucchiano come buchi neri …. come solo
Roccia è riuscito a sperimentare.
Il turismo è, e lo sarà ancora di più , la sola risorsa
di questi luoghi così desolati e affascinanti. ( Si consideri che
l’annullamento della Parigi Dakar ha portato alla Mauritania un ammanco
pari al 15/20 % del PIL ndr) Nei punti più dimenticati può
allora capitare di scorgere una costruzione perfettamente integrata con
l’ambiente, a lato sorgono le tende con i tappeti stesi sulla sabbia.
Sullo stile degli accampamenti berberi si offrono ai turisti alloggio e
pasti caldi.
Ma come faranno a dormire di notte, i beduini, con il freddo insopportabile
del deserto ? Qualcuno racconta che, a fuoco quasi estinto, le braci vengono
distribuite a terra e coperte con uno strato di sabbia, quindi vengono srotolati
stuoie e tappeti sui quali dormire tiepidi, almeno per poche ore. Si torna
all’alloggio. E’ stata una giornata memorabile.
E’ arrivata la notte di Capodanno, Rosanna ha lavorato tutto il giorno
con Latifa e le ragazze dello Chevalier per preparare il cenone. Siamo felici
e sereni intorno al tavolo.
Ci aspetta quindi il tradizionale falò, qui fatto di cartoni e legna
recuperata, che velocemente si estingue; gli alberi da quelle parti sono
troppo preziosi per essere utilizzati come legna da ardere.
Il giorno seguente si parte per una nuova piccola conquista. Si sale sulla
grande duna di Merzouga, 300 metri di dislivello tutti di un fiato.
Guardarla
dal basso verso l’alto fa impressione. Socchiudendo gli occhi e con
un filo di luce tra le palpebre pare di essere su una pista da sci. Venezia
parte come un siluro a testa bassa, i muscoli sono tesi e le narici allargate,
un boato straccia il silenzio delle dune, bielle e pistoni sembrano impazzite,
la traiettoria è sicura.
E’ davvero arrivato in cima….
ma sulla vetta sbagliata! Uno alla volta si raggiunge la vetta prefissata;
arriva finalmente anche Ale non appena si convince ad aprire e a mettere
a repentaglio la salute del motore. Da questo momento Ale sarà “Mezzamanetta”
per il popolo Tenerside. Essere là sopra è incredibile ed
elettrizzante. E dire che la mattina prima non sapevamo neppure come fosse
una duna dal vero. Non si vorrebbe scendere più. Foto di rito e a
malincuore si torna in basso.
Si affrontano nuove piste in valli pietrose e scure che portano con la fantasia
sulla luna. Le pietre color caffè nero sembrano taglienti, al tatto
appaiono invece vellutate, così lavorate dall’azione combinata
del vento e della sabbia.
Ci si alterna alla guida del gruppo, navigando
con GPS. Risultato: Genfry si porta con sé Marmo e Venezia e del
gruppo di testa si perde la traccia per un’ora buona. Ci si ritrova
ad uno dei siti archeologici di cui il Marocco è ricco, arriva anche
la Land Rover con il dottore e Luisa e insieme si ritorna all’albergo.
Al nostro passaggio i bambini salutano e corrono verso di noi, a piedi,
qualcuno con la bicicletta.
Si distribuiscono chewingum e matite colorate.
La sera Massi accusa un malessere dovuto ad un colpo di freddo. E’
sottoposto a cure berbere a base di prodotti naturali e si sorbisce una
bevanda di caffè e, sembra, limone.
Alle attenzioni della Matrona
Berbera non sfugge nessuno: il mal di schiena di Venezia sarà curato
con massaggi effettuati con un tampone di sale rovente. Marmo e Luisa, per
contenere un principio di influenza, avranno invece capo e collo cosparsi
di sale e olio e verrà loro offerta una tisana di caffè e
, sembra, cipolla.
I giorni passati tra le dune dell’Erg Chebby rimangono certamente
tra i più emozionanti di tutto il viaggio. Alla mattina della partenza
scorrono fiumi di lacrime, le donne marocchine svelano così la loro
natura passionale, sono bastati pochi giorni per affezionarsi a Rosanna
…e a tutto il gruppo. Che ci sia anche qualcosa d’ altro? Si
ricambia alla partenza con i clacson e dando gas.
Piste e asfalto si ripetono sulla via del ritorno. All’inizio della
tappa Giacomo è intento a consultare il road book e non si avvede
di un cumulo di terra che ostruisce il percorso. Atterra pesantemente di
testa e con il braccio, attimi di tensione e poi il sollievo: c’è
sensibilità su tutti gli arti.
Impossibile continuare su terra in
quelle condizioni, si tornerà su asfalto. La sera Massi ha quasi
40 di febbre, il giorno dopo viaggerà in Land Rover. La tappa di
ritorno a Nador si effettua in una giornata priva di sole.
La strada è
lunga e segnata da lunghi e monotoni rettilinei, l’aria è molto
fredda e si sente sulle mani, sullo stomaco, filtra nel casco e buca e taglia
come un bisturi dove decide di battere. Fermarsi e bere tè bollente
è d’obbligo.
Sono ormai stati indossati tutti i capi di abbigliamento
disponibili, le moto in processione portano ora voluminosi fardelli colorati.
Una sosta in riva al mare per il pranzo a base di pesce e poi l’arrivo
con il buio a Nador. Si salpa. Il ristorante del traghetto magrebino non
offre nulla di appetibile.
Non importa. Si dorme al caldo e c’è
acqua bollente per la doccia. La mattina all’alba la sirena avvisa
che si sta entrando nel porto di Almeria. Si caricano le moto, ci salutiamo.
Non vediamo l’ora di incontrarci virtualmente su Tenerside per raccontarci
e raccontare di noi, per dire quando ci siamo divertiti e quanto siamo stati
bene insieme …. e per programmare la nuova avventura, ancora insieme.
Genfry, Marmo, Massi, Max, Mezzamanetta, Roccia,Venezia, Giacomo, Luisa e Rosanna.
Per discussioni relative a questo argomento, consultate l' apposito Topic, presente nel FORUM DI TENERSIDE.
Inoltre è possibile visionare la galleria fotografica a questa pagina: TENERSIDE MAROC EXPERIENCE 2007
Se volete scaricare direttamente la presentazione in Powerpoit di questo viaggio in un unico file zippato attenzione sono circa 88MB. : TENERSIDE MAROC EXPERIENCE 2007
data: 03-02-2008; Massimo Semola
Un particolare ringraziamento và all' Albergo "Le Chevalier
solitaire" per l' ospitalità e la disponibilità accordataci;
facendoci sentire come a casa, per la sua cucina e per la cordialità
del personale.
Super raccomandato per la qualità del servizio, l' igiene e sopratutto
perchè è vicino a Merzouga a pochi centinaia di metri dalle
dune.